Sferza come una sciabola tra le mani, divelle come una bomba su una città, ingenera tsunami in mari calmi e porta un’idea come un seme dal fiore al prato.
In una distesa in cui sembra ci siano solo sassi, si incunea negli spazi stretti per far risuonare la sua voce, sconvolge le chiome educate degli alberi, si insinua nelle vesti, fa stringere gli occhi, intorpidisce le mani e le fa sanguinare; entra dentro la terra, come un sommelier che assapora il gusto del suolo, prima di un temporale.
Allora quel vento diventerà amico, sistemerà il suo germoglio, abbraccerà lo stelo, aiuterà le foglie ad ergersi, sosterrà i fiori per poter guardare il sole.
Un vento che ha tanti venti e ognuno spazza via quella foschia di parole vuote per rivelare ciò che forse non si vede, come un bambino quando soffia per la prima volta:
